Il mediatore familiare è una figura professionale, che, con una formazione specifica, non è né un legale né un terapeuta, gestisce un percorso per la riorganizzazione delle relazioni familiari. Il mediatore familiare è un esperto nella gestione dei conflitti all’interno della famiglia, rispetto alla quale è un osservatore esterno, imparziale e che non dà giudizi. E’ un professionista altamente qualificato, con competenze nell’ambito giuridico e psicologico e con particolari abilità di negoziazione. Non si tratta di una professione nuovissima, i primi mediatori iniziano ad operare negli Stati Uniti negli anni ’60 e in Europa negli anni ’80, a fronte del crescente numero di separazioni e divorzi anche nel vecchio continente. Il mediatore familiare lavora in contesti in cui la comunicazione fra le parti, generalmente marito e moglie, o comunque una coppia si è interrotta. Si pone prima di tutto in una posizione di ascolto, facendo spazio alle esigenze di tutti e valorizzando i componenti della famiglia e le loro risorse. Egli, ascoltando empaticamente le parti e favorendo il loro reciproco ascolto empatico, fa si che non vengano eluse le sofferenze di ciascuno. Il suo ruolo fondamentale consiste nel supportare la coppia a riaprire i canali di comunicazione in maniera efficace e rispettosa, ponendosi in una posizione neutrale e astenendosi dal giudicare le situazioni. Il mediatore cerca di incanalare l’energia che le parti mettono nei conflitti nella ricerca di un accordo soddisfacente per tutti e in grado di tutelare l’interesse degli eventuali figli, senza fornire soluzioni già pronte, ma invitando la coppia a trovare un accordo personalizzato. Nello specifico: la mediazione familiare La mediazione familiare sviluppa un’educazione familiare perché richiama i genitori sulla continuità e sulla comunanza degli obblighi verso i figli enucleati nell’art. 147 cod. civ. e soprattutto "nel rispetto" (locuzione inserita nel novellato testo dell’art. 147 cod. civ. dal decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154 "Revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione, a norma dell'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219") di quanto espresso e manifestato dai figli anche circa il loro affidamento. Già nell’art. 5 lettera b della "Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna" del 1979 si prevedeva "ogni misura adeguata" "al fine di far sì che l'educazione familiare contribuisca alla comprensione che la maternità è una funzione sociale e che uomini e donne hanno responsabilità comuni nella cura di allevare i figli e di assicurare il loro sviluppo, restando inteso che l'interesse dei figli è in ogni caso la considerazione principale". La mediazione contribuisce anche a responsabilizzare i genitori a non far mancare ai figli quell’assistenza morale introdotta dall’art. 315-bis "Diritti e doveri del figlio" cod. civ. aggiunto dalla legge 10 dicembre 2012, n. 219 e, poi, nell’art. 147 come novellato dal decreto legislativo 28 dicembre 2013, n. 154. La mediazione familiare si fonda sul riconoscimento della capacità di ciascuno di uscire dallo schema difensivo e/o aggressivo in cui si è racchiuso per arrivare comprendere i bisogni dell'altro e ad accoglierli in sintonia con i propri. E’ su tale potenzialità dell'essere umano che essa si basa per la gestione delle situazioni in cui i le parti non riescono autonomamente ad attivare le loro naturali capacità di mediazione, proprio per il livello di escalation cui il conflitto è giunto. Tale percorso, sfrutta il potenziale positivo della condizione conflittuale: il conflitto non è statico ma è un fenomeno inaspettato e dinamico nel quale i genitori, le coppie, le parti del conflitto si spostano da una posizione all'altra, da una posizione debole ad una forte, e diventano più tranquilli, sinceri, sicuri, eloquenti e risoluti, passano dalla debolezza alla forza, dall'egocentrismo alla comprensione dell'altro. La crisi affettiva, potrà trasformarsi da catastrofico fallimento ad occasione di crescita ed evoluzione personale. Tale percorso in fatti consente alle parti di vivere costruttivamente le loro conflittualità, e di riorganizzare la loro vita ritrovando benessere e serenità. I genitori saranno tali per sempre, anche se non potranno più essere coppia. I nuclei familiari in difficoltà, potranno imparare e godere una gestione costruttiva e serena dei rapporti, anche grazie ad un nuovo modalità di comunicare. I "mediati" potranno così interrogarsi e mettersi in discussione, cambieranno prospettiva, approderanno a letture diverse del proprio e dell'altrui comportamento, potranno mettere in gioco le proprie responsabilità educative, liberandosi dalla condizione penalizzante di adulti irresponsabili. In particolare, padre e madre potranno valorizzare le proprie funzioni genitoriali ed i figli trovare un luogo di ascolto e di accoglimento delle proprie istanze emotive. Attraverso la mediazione familiare, le relazioni familiari saranno trasformate e rafforzate. La mediazione familiare è un percorso necessario e costruttivo per le coppie che abbiano deciso di separarsi o di divorziare, non solo, ma anche per quelle che si siano già separate e debbano rivedere i loro rapporti patrimoniali, sul mantenimento o sull'affidamento dei figli nell'ottica di imparare a comunicare in maniera costruttiva ed efficace sia per le coppie che non sanno se farlo. La mediazione familiare è adatta e auspicabile anche per le famiglie che stanno vivendo problematiche che non riescono a gestire e a superare autonomamente ma hanno bisogno di un aiuto che le supporti nella nuova definizione di un assetto familiare sereno. Il percorso della mediazione è rivolto altresì anche ad altri soggetti legati da vincoli di parentela, nonni - nipoti, genitori-figli. La mediazione familiare prevede diversi incontri, orientativamente uno per ogni settimana, tanti quanti siano necessari a gestire e a superare costruttivamente e serenamente le problematiche familiari. Il primo incontro ha natura informativa e si rivela utile per spiegare chi sia la figura del mediatore familiare, la sua terzietà, imparzialità ed equivicinanza rispetto alle parti, l'assenza di ogni qualsivoglia giudizio da parte sua, e il dovere di segretezza delle parti e del mediatore (che non potrà mai essere chiamato a testimoniare in un eventuale procedimento giudiziario) rispetto ai contenuti degli incontri. I vantaggi della mediazione, come rilevato da importanti studi sociologici condotti in Gran Bretagna e Stati Uniti, sono molteplici: Concludendo va rilevato come la mediazione familiare abbia, in alcuni casi, addirittura ricomposto i disaccordi e le drastiche decisioni di separarsi.
Avv. Matteo Tola
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